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Lui & Lei

La serratura del bagno


di Membro VIP di Annunci69.it enzobsx
09.07.2026    |    368    |    0 6.0
"Tornarono in ufficio in silenzio, uno dietro l’altra, come se nulla fosse successo, ma il foglio di calcolo sul monitor sembrava ora un problema molto più gestibile..."
Il rumore dei macchinari giungeva attutito attraverso le pareti dell’ufficio, un ronzio costante che di solito aiutava la concentrazione. Quel pomeriggio, però, l’aria era satura di una tensione diversa. Marco e Giulia erano chini sullo stesso foglio di calcolo da quasi un’ora, le dita che quasi si sfioravano sulla tastiera, gli sguardi che si incrociavano più del necessario. Un errore nel report mensile, una scadenza imminente, il fiato del caporeparto sul collo. La pressione era una morsa.

«Non ne posso più,» sbottò lei, scostando la sedia con uno stridore secco. Si alzò, le guance arrossate, e si diresse verso il bagno in fondo al corridoio. Marco la seguì con lo sguardo, poi, quasi senza rendersene conto, si alzò a sua volta. La raggiunse che stava per aprire la porta.

«Giulia, aspetta.» La sua voce era bassa, roca.

Lei si voltò, gli occhi scuri e lucidi. «Che c’è? Non basta lo stress là dentro?»

Lui non rispose a parole. Fece un passo avanti, lei indietreggiò, e in un attimo furono entrambi nel piccolo bagno cieco. La porta si chiuse con un clic che sembrò un’esplosione nel silenzio ovattato. La luce al neon ronzava sopra di loro, gettando ombre nette sui loro volti.

Si guardarono per un istante che parve infinito, il respiro di entrambi accelerato. Poi Marco la prese per la vita, con una decisione che non ammetteva repliche, e la spinse delicatamente contro la parete piastrellata di un bianco asettico. Le loro bocche si incontrarono in un bacio famelico, un contatto di denti e lingue che sapeva di caffè e di rabbia repressa. Le mani di lui corsero sotto la camicetta di seta di lei, risalendo la schiena nuda fino a sganciare il reggiseno con un gesto esperto.

Giulia gemette contro le sue labbra, le dita che si aggrappavano ai suoi capelli. «Marco... qui?»

«Sì, qui,» mormorò lui, staccandosi per un soffio. Le slacciò i pantaloni, abbassandoli insieme agli slip di pizzo fin sopra le ginocchia. Lei lo aiutò, scalciando via una scarpa per liberare una gamba, mentre lui si sbottonava i jeans con dita impazienti. Il suo membro era già duro, teso contro il tessuto del boxer, e quando lo liberò, Giulia lo afferrò con una sicurezza che lo fece sussultare.

La fece girare, piegandola in avanti. Lei appoggiò le mani sul bordo del lavandino, guardando il loro riflesso nello specchio appannato. Lui le sollevò la gonna, ammirando per un istante la curva perfetta dei suoi glutei, la fessura umida e invitante già pronta per lui. Si posizionò dietro di lei, la punta del glande che premeva contro l’ingresso caldo. Con una spinta lenta ma inesorabile, la penetrò.

Un gemito strozzato uscì dalla gola di Giulia mentre si sentiva riempire completamente. La sensazione era intensa, quasi al limite del sopportabile. Marco iniziò a muoversi con un ritmo costante, le mani salde sui suoi fianchi per guidare ogni affondo. Il rumore dei loro corpi che si univano, un suono umido e carnale, riempiva il piccolo ambiente, mescolandosi ai loro respiri affannosi.

«Più forte,» sussurrò lei, la voce spezzata dal piacere. Lui obbedì, aumentando il ritmo, i colpi che diventavano più profondi e vigorosi. Lo specchio tremava leggermente a ogni spinta, riflettendo l’immagine distorta del loro amplesso. L’eccitazione di Giulia cresceva a dismisura, sentiva il piacere montare come un’onda, concentrato in un punto preciso che lui colpiva con precisione chirurgica. Le sue dita si aggrapparono alla porcellana fredda del lavandino.

«Sto per...» provò a dire, ma la frase si perse in un grido soffocato mentre un orgasmo improvviso e violento la travolgeva. Le sue pareti vaginali si contrassero ritmicamente attorno al membro di Marco, succhiandolo, e quella stretta fu la sua fine. Con un ultimo, potente affondo, lui si riversò dentro di lei, un getto caldo e copioso che la fece gemere di nuovo. Rimasero così per un lungo minuto, immobili, i corpi ancora uniti, i respiri che si calmavano gradualmente.

Infine, lui si ritrasse dolcemente. Lei si raddrizzò, sistemandosi i vestiti con movimenti lenti, quasi intontiti. Lui si tirò su i jeans. Il silenzio ora era diverso, non più carico di tensione ma di una strana, nuova intimità. Marco si avvicinò al lavandino, aprì l’acqua fredda e si bagnò il viso. Giulia lo guardò attraverso lo specchio, un accenno di sorriso sulle labbra gonfie.

Si scambiarono un ultimo sguardo complice, poi Marco aprì la porta. Il ronzio dei macchinari li investì di nuovo, riportandoli bruscamente alla realtà. Tornarono in ufficio in silenzio, uno dietro l’altra, come se nulla fosse successo, ma il foglio di calcolo sul monitor sembrava ora un problema molto più gestibile.
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